Ci sei.
Hai la sensazione giusta. Veramente è da giorni che ce l’hai.
Sai che domani è un piatto giorno di vita comune (ammesso che esistano realmente giorni piatti).
Ma oggi no.
Oggi potrebbe capitare l’occasione o la persona che ti permettono di apportare un cambiamento significativo alla tua vita. Un guru, una moglie, o anche il gatto e la volpe, o lucignolo, fa niente.
Allora cosa fai? Tieni gli occhi ben aperti, le orecchie alzate manco fossi una volpe in calore (quindi non solo le orecchie…)
Pronto a cogliere qualsiasi scricchiolio nella matrice, il segnale di una fessura, o magari una vocazione, una chiamata.
Niente.
Su tutti i canali segnale di telefono occupato.
Perchè tutte le volte mi capita questo?
La sensazione era sbagliata?
Le sensazioni non sono mai sbagliate, ma forse mal interpretate.
Non lo trovo perchè cerco il bianconiglio in tutti i cespugli.
E quando frugo in un cespuglio, il ciuffo di pelo soffice soffice sbuca proprio dietro di me.
E io niente: sto facendo altro.
In pratica è come se ci fosse una voce che mi chiama, ma io sto ascoltando tutti i canali e non sento altro che tuuu tuuu tuuu tuuu tuuu tuuu tuuu tuuu tuuu tuuu tuuu tuuu tuuu tuuu tuuu tuuu tuuu tuuu tuuu tuuu tuuu tuuu tuuu tuuu tuuu tuuu tuuu tuuu tuuu tuuu tuuu tuuu tuuu tuuu tuuu tuuu tuuu tuuu tuuu
Ma si può vivere così? Da pirla, direi.
Qual è l’atteggiamento giusto?
Attenzione, perchè l’alternativa è il sonno.
Concentrazione, perchè l’alternativa è la dispersione.
Concentrazione sostenuta, perchè altrimenti puoi mancare l’attimo.
SENZA SFORZO, e questo per due motivi. Primo, perchè se mi sforzo non riesco a sostenere la concentrazione. Secondo, perchè lo sforzo, la contrazione in sè è una dispersione e una distrazione.
Quindi Concentrazione, ma non su un soggetto, bensì su ciò che mi sta succedendo ora.
Concentrazione sostenuta senza sforzo, sul momento presente, che di per sè mi offre esattamente ciò che mi serve. Del resto ho scelto io di essere qui, ora.
Non ascolto ma sento. Non guardo ma vedo. Do valore ai segnali che ricevo, ma non tutta l’attenzione che ho. Li prendo in mano come tessere del puzzle in cui mi trovo, finchè il disegno non è sufficiente chiaro da vedere la direzione in cui andare.
Quando mi sento tirare muovo un passo. Sento se la sensazione è buona. Poi vado.
Ad esempio, adesso me ne sto qui a scrivere mentre invece qualcosa mi sta chiamando per nome.
La sensazione c’è. Devo ricomporre il puzzle.

