Finalmente sono riuscito a dare una forma all’idea che risuonava in me, su ciò che trovo scritto in parecchi libri, sulla questione che “il tempo stringe”.
Dunque, non è che stiamo aspettando la fine del mondo, ok? E se anche fosse significherebbe che, incarnandoci in questa vita, abbiamo scelto di esperire la fine del mondo, quindi che problema c’è… a livello molto profondo e molto alto siamo “in accordo” con questo evento.
In più, proprio i maestri che ci insegnano che “non c’è tempo da perdere” sono quelli che ci insegnano a non pensare alla fine del mondo, nel senso di un domani terribile ed apocalittico (non in senso etimologico, ma in senso catastrofico).
Nota: il libro dell’apocalisse è in realtà il libro delle RIVELAZIONI, quindi l’apocalisse altro non è che la rivelazione. Più che la fine del mondo è la fine dell’illusione (ammesso che ci sia differenza fra questi due concetti).
Quindi da dove nasce questa “urgenza” di compiere l’opera, come può il tempo “stare per scadere” in un paradigma in cui conta solo l’oggi?
E qui la rivelazione emersa dalla tazza di caffè di stamattina.
L’urgenza sta nel fatto che nell’oggi, nell’adesso, si presentano le occasioni di risolvere le esperienze su cui il nostro essere si è arenato, le opportunità di evolvere e superare i blocchi che abbiamo. E per ogni blocco disciolto se ne ricava anche un quid di energia proporzionale all’entità di ciò che abbiamo superato. Energià “doppia”, nel senso che da un lato diminuisce l’appesantimento, come quando si lascia giù la zavorra. Da un altro lato c’è proprio un serbatorio di energia che ci viene rilasciato, che possiamo assimilare e che ci rende più carichi.
Dicevo… dell’urgenza…
Cosa succede se ignoro, trascuro, non supero le esperienze che l’oggi mi offre: che l’anelito dell’anima resta quello di risolvere queste esperienze. Quindi sovente ed urgentemente queste torneranno a ripresentarsi, in maniera più ingente però. E qui ci siamo: e togliendo il posto ad esperienze nuove.
Quindi (conclusione) è urgente che sfrutti bene ciò che mi si presenta adesso, perchè (1) risolverlo domani diventerà più pesante e (2) se lo risolvo oggi, allora domani mi si presenteranno esperienze nuove, potrò andare avanti, fare altro.
Facciamo un passo indietro. Se la rimozione dei blocchi rilascia una certa energia, dove sta la pesantezza nel vivere le esperienze?
Semplice: quando vivo a fondo un’esperienza, il blocco viene a galla, e finchè può, più che può, proprio per attirare la nostra attenzione e portarci a risolverlo, si fa sentire e in questo ci toglie energia, ci appesantisce. Quindi ho la sensazione che per affrontare un mio problema io mi vada a fare del male, a sprecare energia, ad affaticarmi.
In realtà la somma algebrica è positiva, dalle esperienze risolte se ne esce con un guadagno, ma capire questo nel profondo presuppone un certo lavoro.
Oltre a questo, se ho un blocco, è ovvio che su questo punto sono MOLTO arenato. Se ad esempio tento di smettere di fumare, tento di andare contro ad una mia convinzione molto forte. Quindi prima ancora della pesantezza del blocco stesso incontro la mia stessa resistenza, vado contro me stesso, come fare braccio di ferro da solo. Provaci e capisci cosa intendo.
Quindi riuscire a superare un blocco dipende molto da quanto sono “unito” a questa idea, quanto sono coerente con me stesso. Quanto, in tutte le mie parti e personalità framentate, siamo tutti d’accordo con il superamento del blocco.
Per fortuna tipicamente basta una ampia maggioranza
ma ogni esperienza ed ogni persona sono un caso a parte.
Ad esempio adesso sono qui a scrivere per superare la convinzione che ciò sia un’inutile perdita di tempo, mentre invece per me significa dedicare del tempo a me stesso, oltre che scrivere e depositare online delle riflessioni che potrebbero tornarmi utili. Scrivo anche per fissare bene nella mente, e da quel concetto fissato andare poi avanti, metterlo alla prova, magari smentirlo in favore di un futuro concetto migliore.
Aloha.
Bibliografia sommaria: Kryon/Lee Carroll “I tempi finali”; Eva Pierrakos “Il sentiero”; Igor Sibaldi “il codice segreto del Vangelo. Il libro di Giovanni”; Eckhart Tolle “Il potere di adesso”. E soprattutto, la tazza di caffè.